Tempo libero (Tufano version)

In occasione della mostra Piccolo tempo, alla Fondazione Tufano di Milano, ho scritto a memoria i nomi di tutte le persone che conosco su un grande foglio trovato in giro. Complice la labirintite, ho ricordato pochissimi nomi. Dedicato a Giovanni.

Piccolo tempo (poca o tanta fatica per nulla) Fondazione Tufano, via Marcello Moretti 6a, Milano. 28 aprile – 29 maggio 2026. Un progetto di Ermanno Cristini e Luca Scarabelli

Con Giuseppe Buffoli, Valentino Canclini, Umberto Cavenago, Chiara Ceroni, Federico Crespi, Ermanno Cristini, collettivo damp, Gabriele Di Matteo, Al Fadhil, Luca Fantasia, Pierluigi Fresia, Pau Masclans, Cecilia Mentasti, Giovanni Morbin, Giancarlo Norese, Giovanni Oberti, Bertille Ogier, Pasquale Polidori, Angelo Ricciardi, Luca Scarabelli, Enzo Umbaca.

In un luogo quasi anonimo, o meglio indifferente, una misura dello spazio, il piccolo, il poco, incrocia una dimensione che normalmente non gli è propria, il tempo, generando un in/bilico enigmatico. Piccolo tempo è una costellazione di micro atti, di micro lavori, micro cose che investono uno spazio, il luogo che li ospita, in nome della loro totale gratuità. Non servono a nulla, e non si aspettano nulla, collocandosi nel piccolo, nel marginale, nell’insignificante, nel non degno di nota, camminano sulla lama acuminata dell’esitazione, praticando quel significante eccedente che, fuori dalla finalizzazione comunicativa, contraddistingue il fare artistico in quanto sperpero.

A questo spirito si ispira Piccolo tempo, disperdendosi in un angolo vuoto, in un luogo vuoto, un luogo qualsiasi dello spazio espositivo, uno spazio del liminale che appare solo con l’attenzione e attraverso lo smarrimento di tanti misconosciuti momenti della durata oscillante da 1 a 273 secondi. A volte senza progetto, senza mappa, senza fine, senza scopo, ma con la costanza determinata del fallimento consapevole.

“Io cerco il vuoto, che è la fine di ogni arte, di ogni storia, di ogni mondo” (Carmelo Bene, Un dio assente. Monologo a due voci sul teatro)

Il progetto prevede una ossatura di componenti microperformative da far coincidere con l’opening e una componente installativa, con i tempi più dilatati di una mostra, fatta anche dei “relitti” delle azioni iniziali. Tanto o poco rumore per nulla.